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La calma sotto il mare agitato.

Gli sport acquatici a livello agonistico richiedono ore ed ore di allenamenti, spirito di sacrificio e grande forza di volontà. Per nuotare ad alto livello è necessario fare un grande sforzo per alterare la nostra natura di esseri terreni che respirano ossigeno soprattutto sotto forma di vento o aria. Per alcuni le proprietà di galleggiamento e l’acquaticità sono doti spiccate fin da bambini, per altri nuotare e rimanere a galla è + faticoso che mai. L’elemento acqua, regressivo e affascinante, può aiutarcia ritrovare risorse emotive nascoste e potenzialmente efficaci per la nostra motivazione e per il nostro benessere? C’è qualcosa di benefico in quell’incedere ritmico di respiro subacqueo per le nostre emozioni e per la nostra consapevolezza? Qualcosa che spinge i + dotati nella loro acquaticità a ripetere quel gesto fino a diventare dei campioni? 

La respirazione nel nuoto è un elemento fondamentale: una respirazione ben coordinata con gambate potenti e bracciate che trovano bene l’acqua è il punto centrale per ogni nuotatore amatore o professionista. 

Soprattutto acqua e respiro sono accomunate da una caratteristica che può aiutarci a ritrovare calma nella nostra mente a volte così incredibilmente distratta e solcata da pensieri che che ci portano via da “qui e ora”. Immaginiamoci di iniziare a fare qualche bracciata in un mare azzurro e limpido che ci fa sentire sicuri e tranquilli. Stiamo a galla, l’acqua salmastra circonda il nostro corpo e ne sentiamo l’effetto refrigerante e rinvigorente sui nostri muscoli rilassati e distesi. Le nostre gambe si preparano a dare la direzione alla nostra nuotata ma ancora si muovono dolcemente per tenerci a galla: sotto qualche metro di acqua azzurra che ci separa dal fondo di arena morbida, qualche pesciolino si dimena sul fondo e ne percepiamo l’ombra tanto l’acqua è cristallina. Di nuovo il fresco dell’acqua che circonda le nostre membra e i nostri muscoli ora pronti alla nuotata. Il nostro corpo si carica e si distende, le gambe cominciano a sbattere ciclicamente e le braccia co

 

minciano il loro lavoro dentro e fuori dall’acqua. Di li a poco ci proiettiamo nel mare sempre + azzurro e ci ritroviamo a coordinare sapientemente le braccia con la testa che gira dentro e fuori dall’acqua per pescare aria e soffiarla fuori. Ben presto il ritmo che prendiamo diventa di suo rilassante e piacevole. Nel momento in cui il nostro sguardo si proietta fuori dall’acqua possiamo incontrare luci, suoni, rumori che entrano nelle nostre orecchie insieme allo sciabordio dell’acqua che sembra scorrerci a fianco. Quando la nostra testa si china

 

verso l’acqua e il nostro sguardo si proietta verso il fondale tutto improvvisamente sembra rallentare e la luce con il riverebero del sole sull’acqua ci rende la visione subacquea incredibilmente colorata e vivida. Tutto appare rallentato li sotto in quei pochi secondi in cui spingiamo le bollicine fuori dal naso e dalla bocca. Se quando guardiamo fuori tutto appare veloce e rumoroso quando immergiamo la testa nella nostra nuotata lo scenario rallenta, mettendoci in contatto con un senso di pace.

Quando prendiamo consapevolezza del nostro respiro ci accorgiamo di quella sua qualità che lo accomuna all’acqua: ci fa riprendere la calma di fronte ad una mente affollata da pensieri ed emozioni che la distraggono da qui e ora

 

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