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Tecnostress

 

 

 

10, 15  ore al giorno, è questo la quantità di ore che molte persone passano davanti ad un video. 8 sono di lavoro, sempre più informatizzato, poi la pausa pranzo, leggendo il giornale on-line o scrivendo su facebook, al rientro a casa, dopo circa un’ora di traffico cittadino, ecco che si accende il pc per stare in contatto con le molteplici frequentazioni virtuali.

Le abitudini sono velocemente cambiate e la tecnologia, così comoda e divertente, è giustamente entrata a far parte dei nostri stili di vita quotidiani; il problema è che il nostro cervello e il nostro corpo in generale non è poi così cambiato negli ultimi duemila anni (almeno). Anche se probabilmente ne sfruttiamo maggiormente le potenzialità (a dire il vero ancora sconosciute a pieno) il nostro cervello ancora non sembra in grado di reggere un’esposizione troppo elavata a stimoli continui, veloci e frammentari senza subire pesanti conseguenze. Per non parlare del nostro corpo che ancora, nonostante le molte comodità, si ammala di sedentarietà quando ci dimentichiamo che biologicamente siamo fatti per correre, saltare, camminare, nuotare.

E’ in questo contesto che possiamo leggere i cosiddetti nuovi disturbi d’ansia: un cervello bombardato di informazioni (spesso prive di senso all’interno del contesto quotidiano oppure aggressive o angoscianti) e un corpo esautorato della sua propria funzione di scarica dell’energia in eccesso, delle pulsioni profonde e vicine agli istinti come la sessualità, la rabbia o la gioia profonda. Il corpo prova a mandare segnali con i suoi propri mezzi, emicrania, colite, dolore al petto…ma il cervello non risponde perché non sente, costantemente anestetizzato dal computer acceso con le sue immagini ipnotiche.

Per capire proviamo ad immedesimarci in una persona che soffre moltissimo e che ha un dolore grandissimo dentro di sé, ha dentro tutte le lacrime del mondo, ma per una strana malattia non può in nessun modo esprimere fuori ciò che sente dentro: è tutto congelato e questa persona non può che sentire il dolore e l’impotenza aumentare dentro di sé…fino a esplodere o implodere. L’esplosione è l’ansia con tutta la sua forza, l‘attacco di panico che tanto più è forte tanto più ha la funzione di svegliare da una situazione di profonda stasi; l’implosione è la depressione profonda di chi ha perso la speranza di poter essere agente attivo sulla propria vita.

E’ chiaro che siamo di fronte ad una forma di dipendenza tanto più difficile da curare perché l’esposizione allo stimolo tecnologico è praticamente impossibile da limitare. Come sempre l’oggetto di dipendenza non ha in realtà valore assoluto in sé ma in quanto riempitore di un vuoto profondo. Dalla nostra esperienza emerge che questa forma di dipendenza con conseguente ansia colpisce in particolare persone giovani o molto giovani fragili dal punto di vista relazionale o lontani dalla consapevolezza di sé.

Come sempre la sanità sta nella via di mezzo, non si tratta di impedire (assurdo!) l’uso della tecnologia ma di riempire la mente, il corpo, gli occhi, il tempo, di altro, qualsiasi altro interesse, qualsiasi altra attività. 

Sarebbe importante anche sviluppare la consapevolezza per imparare a stare con se stessi serenamente, senza bisogno continuo di una qualche distrazione dalle proprie emozioni.

 

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