© 2017 MenteCorpo

via Giovanni Segantini 69, Milano

320-1732166/3495205103

  • White Facebook Icon
  • White Google+ Icon

Area clinica: psicoterapia.

Diciamoci la verità: la vita è bella ma difficile, per chi più e chi meno.

Tra l’altro, nonostante gli sforzi, proprio quando ci sembra di aver raggiunto un traguardo di stabilità ci rendiamo conto che quello è in realtà la vetta di una montagna e che all’orizzonte ce n’è una ancora più alta e che per scalarla dobbiamo riandare giù in fondo nella valle, per poi (si spera) risalire.

“La vita è una montagna russa”, canta una canzone: sono d’accordo.

Lo sarà sempre, è anche il bello. Però dobbiamo dire con chiarezza che abbiamo tutti il diritto di pretendere almeno tre cose: che lo sia entro certi livelli di ansia, che i picchi ci siano per momenti limitati e che, nel caso le montagne russe ci piacessero, siamo consapevoli di ricercarle e di averne comunque almeno un minimo di controllo. 

Abbiamo anche il diritto di pretendere che la vita sia effettivamente un po’ montagna russa, vale a dire il contrario dell’andare avanti piatto ad un’unica velocità sempre in tondo. In medio stat virtus.

Un’altra cosa che tutti ci meritiamo è di non essere completamente soli sul trenino ma di avere dei compagni di avventura, coi quali condividere l’ansia, certe volte il terrore, ma anche la gioia e l’euforia di farcela.

In un primo momento può capitare che non è che pensiamo di meritarci dei compagni di viaggio ma che dobbiamo avere un compagno, altrimenti o proprio non saliamo sul treno (restando a guardare gli altri che soffrono ma anche che si divertono) oppure veniamo sopraffatti dal terrore.

E’ la dipendenza.

Base iniziale di ogni vita, tappa fondamentale per ogni cucciolo che si rispetti. Non va demonizzata, va semmai attraversata. Poi però dobbiamo lasciarla, almeno per la maggior parte del tempo, per tornarci solo in alcuni bellissimi momenti.

Ai miei pazienti che spesso hanno un’autostima bassina (o bassissima) e si svalutano per non riuscire a fare una determinata cosa o ad essere quella determinata persona che vorrebbero tanto essere, dico sempre che ciò significa che sono intelligenti.

Voi vi buttereste senza paracadute? Io no. Il paracadute è assolutamente necessario.

Psicologicamente il paracadute è tante cose, tutte fondamentali:

  • intanto un’autostima decente, senza la quale buttarsi significa andare al macello (certo però all’interno di un training protetto – il paracadute appunto – è importante imparare anche a buttarsi…). Quando parlo di autostima intendo l’accettazione positiva di sé, vale a dire della propria unicità mente-corpo. Quindi anche e soprattutto di una decente accettazione del proprio corpo.

  • una giusta tolleranza dell’indipendenza dall’Altro, vale a dire “ce la faccio anche da solo/a, ma spesso preferisco essere in compagnia (magari in dolce compagnia)…”;

  • un porto sicuro, interiore e reale, al quale ritornare dopo aver combattuto con i leoni o dopo non aver combattuto perché morti di paura, che ci perdona se torniamo perdenti e ci capisce se ammettiamo che proprio avevamo troppa paura per affrontarli.

Anche il terapeuta e la terapia sono un paracadute.

Questo significa che lo sforzo e la gioia di buttarsi sono tutti vostri: non si è mai visto un paracadute infilarsi da solo sulle spalle e dare un calcetto al suo proprietario per “aiutarlo”. E’ uno strumento che va attivato consapevolmente e che mai prende il sopravvento. E’ muto, fermo, inerte…morto finchè il proprietario decide di attivarlo ed allora diventa importante, molto importante (direi necessario!) per potersi buttare.
Quando poi la vita non è più buttarsi ma semplicemente vita allora il paracadute diventa inutile. L’obiettivo della terapia è non avere più bisogno della terapia. Al limite e solo in casi particolari, spesso didattici, può esserci la scelta di continuare un cammino di approfondimento e sviluppo di sé.

June 17, 2016

February 9, 2008

November 10, 2007

Please reload